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2006/5/30 SONDAGGIO: qual' è la cosa più strana, curiosa o comunque divertente che vi sia mai capitata nella vita?
SOTTO CON I RACCONTI DELLE VOSTRE ESPERIENZE!!!
bacioni a tutti 2006/5/28 E adesso anche provetta cantante....si fa per dire..!!ebbene si: ieri sera cn degli amici siamo andati in un locale con tanto di karaoke...e siccome io adoro cantare pensate che sia rimasta lì a guardare??niente affatto: mi sono buttata anchi' io e ho mandato al diavolo timidezza e tutto....CHI SE NE FREGA DELLA MALAFIURA, ho pensato , quindi mi sono messa a cantare con un mio amico una delle canzoni più belle di questo perido: I belong to you di Eros Ramazzotti e Anastacia!!! una canzone più difficile nn la potevi scegliere penserete! eppure, eppure, vi posso dire che non è andata male anzi...direi tutto il contrario!! E ho pure ricevuto tanti applausi! WOW mi sentivo una star, e il bello è che più la canzone andava avanti più mi sentivo di potere toccare il cielo , UNA MAGNIFICA SENSAZIONE VI GIURO!! non me l' aspettavo proprio, era quasi una sensazione liberatoria, sembrava di volare, non so come spiegarvi...devo dire che me la cavicchio a cantare :-)!!!
Ieri ho anche appurato una cosa, direi quasi una sorta di esortazione che invito voi tutti miei cari lettori a segiure: QUALSIASI COSA VOLETE FARE,FATELA E BASTA!!! AGITE SENZA PENSARE, PERCHE' E VOLTE PENSARE TROPPO E' CONTROPRODUCENTE E SI RIMANE CON UN PUGNO DI MOSCHE FRA LE MANI!! AGITE SEMPRE SECONDO QUELLO CHE VI DICE IL VOSTRO CUORE E FREGATEVENE DEGLI ALTRI!!!!
UN BACIONE A TUTTI E BUONA DOMENICA 2006/5/24 Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia marcia, chi non rischia e non cambia il colore dei vestiti, chi non parla e non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza di inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna e della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivi richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. 2006/5/20 Un sorriso non costa niente, ma può dare molto rende felice chi lo riceve e senza rendere più povero chi lo dà. Dura solo un attimo, ma entra nel cuore, nessuno è tanto ricco da poterne fare a meno e nessuno è tanto povero da non poterlo regalare. Dona la felicità in casa e tra gli amici, sicurezza e simpatia a tutti. Ti dà consolazione nella tristezza e ti rinvigorisce nella stanchezza, quando sei scoraggiato ti dà forza quando hai paura ti dona coraggio. Un sorriso non lo puoi comprare, ne rubare e ne prestare, però lo puoi donare. Se qualche volta tu dovessi incontrare chi non sa sorridere, aiutalo, donandogli il tuo, perchè nessuno ha tanto bisogno di un sorriso, come chi non lo sa donare agli altri. 2006/5/17
L'EGO: IL FALSO CENTRO
Il testo che segue è tratto da "Oltre le Frontiere della mente" di Osho.
E' un po' lungo ma per niente noioso.
Lo consiglio vivamente, è un testo per certi versi "illuminante".
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Come prima cosa, si deve comprendere cos’è l’ego.
Un bimbo nasce.
Egli viene al mondo senza alcuna cognizione, né coscienza del suo sé. E quando un bimbo nasce la prima cosa di cui diventa consapevole non è se stesso: come prima cosa diventa consapevole dell’altro. E’ naturale, perché gli occhi si aprono verso l’esterno, le mani toccano gli altri, le orecchie ascoltano gli altri, la lingua sente il sapore del cibo e il naso sente gli odori esterni. Tutti questi sensi sono aperti verso l’esterno.
Nascere significa questo.
Nascita significa venire in questo mondo: il mondo di ciò che sta fuori. Per cui, quando nasce un bambino, egli nasce a questo mondo. Apre gli occhi, vede gli altri.
Gli "Altri" significano il tu. Egli dapprima diventa consapevole della madre. Poi, un po’ alla volta, diventa consapevole del suo corpo. Anche questo è l’altro, anche questo appartiene al mondo esterno. Ha fame e sente il suo corpo; il suo bisogno viene soddisfatto,
ed egli si dimentica del corpo.
E’ così che un bimbo cresce.
Prima diventa consapevole dell’altro, e poi, a poco a poco, in contrasto con l’altro, diviene consapevole di se stesso.
Tale consapevolezza è una consapevolezza riflessa. Egli non è consapevole di chi lui sia. E’ semplicemente consapevole della madre e di ciò che lei pensa di lui. Se sorride, se gli fa dei complimenti, se gli dice: "Quanto sei bello", se lo abbraccia e lo bacia, il bimbo è soddisfatto di sé.
In questo modo, è nato l’ego.
Attraverso i complimenti, l’amore, le cure, egli si sente bene, sente di essere apprezzato, sente di avere un significato. Nasce un centro.
Ma questo centro è un centro riflesso. Non è il suo vero essere. Egli non sa chi è; sa solo quello che gli altri pensano di lui.
E questo è l’ego: il riflesso, ciò che pensano gli altri. Se nessuno pensa che lui sia utile, se nessuno gli fa i complimenti, se nessuno gli sorride, anche in questo caso nasce un ego: un ego malato, triste, rifiutato, simile a una ferita; un ego che si sente inferiore, indegno. Anche questo è ego. Anche questo è un riflesso.
Dapprima viene la madre, e all’inizio la madre rappresenta tutto il mondo. Poi alla madre si uniscono gli altri, e il mondo continua a crescere. E più il mondo cresce, più l’ego diventa complesso, perché vi si riflettono le opinioni di molte altre persone.
L’ego è un fenomeno di accumulazione, un sottoprodotto della vita vissuta con gli altri. Se un bambino vive completamente solo, non accadrà che in lui cresca un ego. Ma questo non aiuta affatto. Egli rimarrà come un animale. Questo non vuol dire che arriverà a conoscere il suo autentico sé, per nulla!
Il reale può essere conosciuto solo attraverso il falso, quindi l’ego è necessario. Bisogna passarci attraverso. E’ una disciplina. Il reale può essere conosciuto solo attraverso l’illusione. Non potete conoscere la verità direttamente. Prima dovete conoscere ciò che non è vero. Prima dovete scontrarvi con il falso: questo incontro, vi aiuterà a conoscere la verità. Se conoscete il falso in quanto tale, la verità sorgerà in voi.
L’ego è una necessità; è una necessità sociale, è una conseguenza della società. La società è tutto ciò che vi circonda: non siete voi, ma quello che vi sta intorno.
Tutto, eccetto voi, è la società. E tutti riflettono. Andrai a scuola e il maestro rifletterà chi sei. Diventerai amico di altri bambini, e gli altri bambini rifletteranno chi sei. Pian piano, tutti quanti aggiungono qualcosa al tuo ego, e tutti cercano di modificarlo, in modo tale che tu non divenga un problema per la società.
Gli altri non si preoccupano di te.
Il loro unico interesse è la società.
La società si preoccupa di se stessa, e così dev’essere.
A loro non importa che tu divenga un conoscitore di te stesso. A loro importa che tu divenga una parte efficiente del meccanismo della società: devi adattarti allo schema.
Quindi, cercano di darti un ego compatibile con la società.
Ti insegnano una morale. La morale comporta il darti un ego compatibile con la società. Se sei immorale, in un modo o nell’altro, sarai sempre un disadattato.
Ecco perché mettiamo i criminali in prigione: non perché abbiano fatto qualcosa di sbagliato; non perché la prigione possa aiutarli a migliorare, anzi... semplicemente, essi non sono compatibili. Sono fonte di problemi. Hanno ego particolari, che la società non approva. Se la società li approvasse, tutto andrebbe bene.
Un uomo ammazza qualcuno: è un assassino.
E lo stesso uomo, in tempo di guerra, uccide migliaia di persone... e diventa un grande eroe. La società non è disturbata da un delitto, però il delitto deve essere commesso negli interessi della società: in questo caso è pienamente accettato. La società non si preoccupa della moralità.
La moralità presuppone semplicemente che tu ti debba adattare alla società.
Se la società è in guerra, la morale cambia.
Se la società è in pace, esiste una morale diversa.
La morale è politica sociale. E’ diplomazia. E ogni bambino deve essere allevato ed educato in maniera tale, da rientrare negli schemi della società: questo è tutto, in quanto alla società interessa avere componenti efficienti.
Alla società non interessa che tu raggiunga la conoscenza di te stesso.
La società crea un ego, perché l’ego può essere controllato e manipolato. Il sé non potrà mai essere né controllato né manipolato. Nessuno ha mai sentito parlare di un società che controlli il sé: non è possibile.
E il bambino ha bisogno di un centro; il bambino è totalmente inconsapevole del suo centro. La società gli dà un centro, e il bambino a poco a poco, si convince che quello sia il suo vero centro: l’ego che gli dà la società.
Un bambino torna a casa: se è risultato il primo della classe, tutta la famiglia è felice. Lo abbracciate e lo baciate, ve lo prendete sulle spalle, lo fate ballare, e gli dite: "Figlio bello! Siamo orgogliosi di te." Gli state dando un ego, un ego sottile. E se il bambino torna a casa deluso, sconfitto, una frana -- non ce l’ha fatta, oppure lo hanno messo nell’ultimo banco -- allora nessuno gli fa complimenti, ed egli si sente rifiutato... la prossima volta ci metterà più impegno, perché il suo centro è stato scosso.
L’ego è sempre agitato, è sempre in cerca di alimento, in cerca di qualcuno che gli faccia delle lodi. E’ per questo motivo che chiedete continuamente attenzione.
Ho sentito raccontare:
Mulla Nasruddin e sua moglie stavano uscendo da un cocktail party, e Mulla disse: "Cara, nessuno ti ha mai detto che sei affascinante, che sei bella, che sei stupenda?"
Sua moglie si sentì salire alle stelle, era felicissima. Rispose: "Mi domando come mai nessuno me l’abbia mai detto."
Nasruddin replicò: "E allora, cosa te lo fa pensare... ?"
Tu prendi dagli altri l’idea di chi sei.
Non è un’esperienza diretta.
Sono gli altri a darti l’idea di chi sei. Essi danno forma al tuo centro. Questo centro è falso, perché porti in te stesso il tuo vero centro.
Nessun altro può metterci voce.... non sono affari suoi!
Nessun altro gli può dare una forma... vieni al mondo con quel centro.
Tu sei nato con lui.
Quindi, tu hai due centri. Un centro tuo, che ti è dato dall’esistenza stessa: questo è il sé. E l’altro creato dalla società: questo è l’ego. E’ una cosa falsa... ed è in se stesso un grandissimo stratagemma. Attraverso di esso la società ti controlla: devi comportarti in un certo modo, perché solo in questo caso la società ti apprezza.
Devi camminare in un certo modo; devi ridere in un certo modo; devi assumere un certo comportamento, avere una morale, un codice. Solo così la società ti apprezzerà, e se ciò non accade, il tuo ego ne sarà sconvolto. E quando l’ego viene scosso, tu non sai più dove sei, non sai più chi sei.
Gli altri ti hanno dato quell’idea.
Quell’idea è l’ego.
Cercate di capirlo quanto più profondamente possibile, perché questa è una cosa che si deve gettare via. E a meno che non la gettiate via, non potrete mai raggiungere il sé... perché voi tutti siete dipendenti dal centro: non potete muovervi, e di conseguenza non siete in grado di guardare nella direzione del sé.
E ricordate: ci sarà un periodo di transizione, un intervallo di tempo, durante il quale l’ego sarà fatto a pezzi; voi non saprete più dove siete né chi siete, e tutti i confini si confonderanno.
Sarete confusi, nel caos.
In questo caos, avrete paura di perdere il vostro ego, ma deve essere così. Bisogna passare attraverso il caos per arrivare a toccare il vero centro. Se avrete coraggio, questo periodo sarà breve.
Se invece avete paura e ricadete nell’ego, e ricominciate ancora una volta a organizzarlo, allora ci vorrà moltissimo tempo, forse addirittura intere vite.
Una volta un bambino andò a far visita ai nonni; aveva solo quattro anni. La sera, quando la nonna lo mise a letto, improvvisamente si mise a gridare, a piangere: "Voglio andare a casa, ho paura del buio."
La nonna allora gli disse: "So bene che anche a casa dormi al buio, non ho mai visto la luce accesa, perché allora qui hai paura?"
Il bambino rispose: "E’ vero, ma quello è il mio buio; questo buio qui, invece, non lo conosco."
Anche dell’oscurità si pensa: "Questa è la mia".
All’esterno... un’oscurità sconosciuta. Con l’ego la sensazione è: "Questa è la mia oscurità."
Può anche essere difficoltoso; può creare molte sofferenze, tuttavia si pensa: è mio. Qualcosa da afferrare; qualcosa a cui aggrapparsi; qualcosa sotto i piedi... non siete in un limbo, nel vuoto. Puoi anche essere infelice, ma perlomeno esisti. Persino l’essere sofferente ti dà il senso di "Io sono". Se te ne allontani, arriva la paura; inizi a temere l’oscurità che non conosci e il caos... perché la società è riuscita a far luce solo su una piccola parte del tuo essere.
E’ come entrare in una foresta: fai un po’ di pulizia, liberi un piccolo spazio, lo recinti, costruisci una capanna, un giardinetto, un prato... e sei soddisfatto. Oltre la siepe, la foresta, il mondo selvaggio. Qui tutto è a posto: hai pianificato tutto. E’ accaduta la stessa cosa.
La società ha fatto un po’ di pulizia nella vostra consapevolezza. Ha ripulito perfettamente una piccola parte e l’ha recintata. E lì dentro tutto è a posto.
E’ questo che fanno tutte le vostre università. Tutta la cultura e tutti i condizionamenti, servono solo a ripulire quella piccola porzione del vostro essere in modo tale da farvi sentire a casa.
Ma ecco che vi spaventate.
Oltre la siepe c’è il pericolo.
Voi esistete oltre la siepe, così come esistete al suo interno, e la vostra mente cosciente è appena una parte, un decimo di tutto il vostro essere. Gli altri nove decimi sono in attesa, nell’oscurità, e in questi nove decimi è nascosto, da qualche parte, il vostro centro reale.
E’ necessario rischiare... essere coraggiosi.
Occorre fare un passo nell’ignoto.
Per un attimo, tutti i confini spariranno.
Per un attimo, avrete le vertigini.
Per un attimo, sarete spaventati e sconcertati, come se fosse avvenuto un terremoto.
Ma se siete coraggiosi e non tornate indietro, se non ricadete di nuovo nell’ego e continuate ad andare avanti... dentro di voi esiste un centro, che possedete da vite intere.
Questa è la vostra anima, il vostro sé.
Quando vi ci avvicinerete, tutto cambierà, tutto si organizzerà di nuovo. Ma questa volta l’assestamento non sarà opera della società. Ora ogni cosa diventerà un tutto organico e armonico, non un caos: nascerà un nuovo ordine.
Ma questo non è più l’ordine della società: è l’ordine stesso dell’esistenza: è ciò che Buddha, chiama Dhamma; Lao Tzu, Tao; Eraclito, Logos. Non è fatto dall’uomo: è l’ordine stesso dell’esistenza.
Ecco che allora, all’improvviso, tutto sarà di nuovo bello; anzi, per la prima volta, è davvero bello, perché le cose fatte dall’uomo non possono essere belle. Al massimo se ne può nascondere la bruttezza, ma niente di più. Si può cercare di renderle attraenti, ma non potranno mai essere belle.
La differenza è la stessa che esiste tra un fiore vero e uno di plastica o di carta. L’ego è un fiore di plastica, morto. Sembra un fiore, ma non lo è. Di fatto, non lo si può chiamare fiore. Anche da un punto di vista linguistico è sbagliato, perché un fiore è qualcosa che fiorisce, mentre questo oggetto di plastica è solo un oggetto, non può fiorire. E’ morto, in lui non c’è vita alcuna.
Tu hai, dentro di te, un centro in fiore. E’ per questo che gli hindu lo chiamano Fior di Loto, perché è qualcosa che fiorisce. Lo chiamano il loto dai mille petali." Mille", significa "infiniti petali". E continua a fiorire, non si ferma mai, non muore mai.
Voi però, vi accontentate di un ego di plastica.
E sono molti i motivi per cui vi accontentate. Con una cosa morta ci sono molti vantaggi. Il primo, è che una cosa morta non muore mai. Non può... non è mai stata viva. Quindi, potete comprare fiori di plastica; sotto un certo aspetto vanno bene: durano molto... non sono eterni, ma durano a lungo.
Il fiore vero, che spunta in giardino, è eterno, ma non dura a lungo. E ciò che è eterno ha un suo modo di esserlo. E questa è la via di ciò che è eterno: nascere e morire continuamente. Con la morte si ricrea, torna a essere di nuovo giovane.
A noi sembra che il fiore vero sia morto... non muore mai, cambia semplicemente corpo, e in questo modo è sempre fresco.
Lascia il vecchio corpo e entra in quello nuovo. Fiorisce da qualche altra parte... e continua a fiorire.
Ma noi non siamo in grado di cogliere questa continuità, perché è invisibile: vediamo solo un fiore e poi un altro fiore... non vediamo mai la continuità.
E’ lo stesso fiore che è sbocciato ieri.
E’ lo stesso sole... ma con un abito diverso.
L’ego ha una sua qualità: è morto, è una cosa di plastica. Ed è molto facile averlo, perché sono gli altri a dartelo. Non hai bisogno di cercarlo, non è richiesta nessuna ricerca. Ecco perché solo diventando un ricercatore dell’ignoto, potrai essere un individuo, altrimenti non lo sarai mai.
Tu sei solo parte della folla. Sei tu stesso una folla.
Se non hai un centro reale, come farai a essere un individuo?
L’ego non è dell’individuo. E’ un fenomeno sociale, appartiene alla società, non è tuo. Ti dà però una funzione nella società, ti inserisce in una gerarchia. E se ti accontenti di questo, perderai ogni occasione di trovare il tuo "sé". Ed è per questo che sei così infelice. Con un vita artificiale, come puoi essere felice?
Con una vita falsa, come puoi vivere in estasi e in beatitudine? Ed ecco che questo ego crea molte sofferenze, milioni di sofferenze.
Tu non lo puoi vedere, perché è la tua stessa oscurità e tu sei identificato con essa.
Non hai mai notato che tutti i tipi di infelicità penetrano in te attraverso l’ego? Non ti può rendere beato, può solo renderti infelice.
L’ego è l’inferno.
Ogni volta che soffri, cerca semplicemente di osservare, di analizzare... e scoprirai, che è l’ego, in qualche modo, la causa di tutto. Inoltre, esso continua a scoprire nuovi motivi di sofferenza.
Una volta mi trovavo a casa di Mulla Nasruddin, e la moglie diceva cose terribili su di lui in modo rabbioso, villano, aggressivo, era quasi sul punto di scoppiare, con violenza. Il Mulla se ne stava però seduto in silenzio, e ascoltava. All’improvviso la moglie si voltò verso di lui e gli disse: "E così, hai ancora da ridire, vero?"
Mulla rispose: "Ma se non ho aperto bocca."
"Lo so", rispose la moglie, "ma stai ascoltando in modo molto aggressivo."
Sei un egoista, come tutti. Alcuni problemi sono grossolani, superficiali, e non presentano troppe difficoltà. Altri invece sono sottili, profondi e sono questi i veri problemi.
L’ego lotta in continuazione con gli altri, perché non ha nessuna confidenza con se stesso; non può averne, è qualcosa di falso. Quando non hai niente in mano e invece pensi di avere qualcosa, ecco che nasce il problema. Se qualcuno dice: "Non c’è niente", comincerà subito la lotta, perché anche tu senti che non c’è niente... l’altro ti rende cosciente di questa evidenza.
L’ego è falso, è nulla, e questo lo sai anche tu. Come puoi non saperlo? E’ impossibile. Un essere consapevole, come può non sapere che il suo ego è semplicemente falso? Gli altri gli dicono che non c’è niente, e tutte le volte che gli altri ti dicono che non c’è niente, ti feriscono, dicono la verità, e niente colpisce come la verità. Devi difenderti: se non lo fai, se non stai sulla difensiva, che cosa accadrà di te?
Ti perderai. La tua identità si spezzerà.
Per questo devi difenderti e lottare: qui nasce il conflitto.
Chi è centrato nel suo sé, non è mai in conflitto. Possono essere gli altri a lottare con lui, ma lui non si metterà mai in conflitto con nessuno.
Una volta, mentre un maestro Zen camminava per la strada, un uomo si precipitò su di lui e lo colpì duramente. Il maestro cadde, poi si rialzò, e riprese a camminare nella stessa direzione di prima, senza neppure voltarsi indietro.
Un discepolo che era con il maestro rimase molto colpito e chiese: "Chi è quell’uomo? Che cosa vuol dire tutto questo? Nessuno può voler uccidere un essere che vive come te; e tu non lo hai neppure guardato. Chi è, e perché l’ha fatto?"
Il maestro rispose: "E’ un problema suo, non mio."
Puoi metterti a combattere con un illuminato, ma sarà un tuo problema, non suo. E se tu rimani ferito in quella lotta, anche questo sarà un tuo problema, non suo. L’illuminato non può colpirti. E’ come picchiare contro un muro: ti potrai anche ferire, ma non è il muro che ti colpisce.
L’ego è sempre alla ricerca di guai. Perché? Perché se nessuno ti presta attenzione, il tuo ego inizia a sentirsi affamato.
Vive sull’attenzione degli altri.
Perciò, anche se qualcuno lotta ed è in collera con te, questo ti va bene: per lo meno ti ha prestato attenzione. Se qualcuno ti ama tutto va bene; ma se nessuno ti ama, ti va bene anche la rabbia. Perlomeno sei oggetto di attenzione. Se però questa attenzione non esiste, se nessuno pensa che sia importante, che tu sia qualcuno, come farai a nutrire l’ego?
E’ necessaria l’attenzione degli altri... e tu cerchi di attirarla in mille modi: ti vesti in un certo modo, cerchi di farti bello, ti comporti in modo educato, cerchi di cambiare. Quando percepisci che la situazione è di un certo tipo, ti adegui immediatamente, in modo che la gente ti presti attenzione.
Questo è vero e proprio mendicare.
Un vero mendicante è colui che ricerca e chiede attenzione. E un vero imperatore è colui che vive di se stesso, che ha un proprio centro e non dipende da nessun’altro.
Buddha è seduto sotto l’albero del bodhi... se il mondo di colpo scomparisse, farebbe forse qualche differenza per lui? No, per nulla. Se il mondo intero scomparisse, non farebbe alcuna differenza, perché egli ha conseguito il proprio centro.
Tu invece, se tua moglie scappa, divorzia, va con qualcun altro, vai in pezzi, resti completamente sconvolto: lei, infatti, ti prestava attenzione, si dedicava a te, ti amava, ti stava sempre attorno, ti faceva sentire qualcuno. Ora, il tuo impero è completamente perduto, sei semplicemente distrutto. Cominci a pensare al suicidio. Ma perché? Perché se la moglie ti lascia, dovresti suicidarti? Perché se il marito ti lascia, dovresti suicidarti? Perché non hai nessun centro che sia davvero tuo. Erano il marito o la moglie a dartelo.
Questo è il modo in cui la gente vive. Questo è il modo in cui si diventa dipendenti dagli altri. E’ una vera e propria schiavitù, ed è molto profonda. L’ego deve essere schiavo: dipende dagli altri. Solo una persona priva di ego è per la prima volta un maestro, non più uno schiavo. Cerca di capirlo.
Inizia a cercare l’ego: non negli altri -- che non ti riguarda -- ma in te stesso. Tutte le volte che ti senti infelice, meschino, chiudi immediatamente gli occhi: cerca di scoprire dove ha origine questa infelicità, e ogni volta scoprirai che il tuo falso centro è entrato in conflitto con qualcuno.
Ti aspetti qualcosa... e non succede niente. Ti aspetti qualcosa... e accade tutto il contrario: il tuo ego ne rimane sconvolto, cadi nell’infelicità più nera. Limitati ad osservarlo: quando ti senti infelice prova a scoprirne il motivo.
Le cause non stanno al di fuori di te.
Il motivo fondamentale è dentro di te, ma tu guardi sempre al di fuori, chiedi sempre: chi mi rende così infelice?
Chi provoca questa mia rabbia, questa mia angoscia?
Se guardi all’esterno, non lo scoprirai mai.
Limitati a chiudere gli occhi e a guardare sempre dentro di te.
La fonte di ogni miseria, rabbia, angoscia, è nascosta dentro di te: è il tuo ego.
E se trovi la fonte, sarà facile andare oltre. Se riesci a vedere che il tuo stesso ego è la causa di ogni sofferenza, preferirai abbandonarlo, perché nessuno può portarsi dietro la causa della propria sofferenza, una volta che la conosce.
E ricordarti che non c’è bisogno di lasciar cadere l’ego. Non puoi farlo. Se ci provi, arriverai ad avere un ego più raffinato che dirà: "Sono diventato umile".
Non cercare di essere umile. Di nuovo sarà una maschera dell’ego, ancora non sarà morto. Non cercare di essere umile.
Nessuno può darsi da fare per essere umile; e nessuno lo può diventare attraverso lo sforzo. Quando l’ego non c’è più, in te nasce l’umiltà. Non è una creazione: è l’ombra del vero centro.
Un uomo davvero umile, non è né umile né egoista.
E’ unicamente semplice.
Non è neppure consapevole di esser umile.
Se si è consapevoli di essere umili, l’ego esiste ancora.
Guarda le persone umili... ce ne sono a milioni che credono di esserlo. Si inchinano molto profondamente, ma osservali: sono gli egoisti più elusivi. Ora si nutrono alla fonte dell’umiltà. Dicono: "Sono umile", e poi ti guardano e aspettano la tua approvazione.
"Come sei umile!" vorrebbero sentirti dire. "Sei davvero l’uomo più umile del mondo; nessuno è umile come te." E osserva il sorriso che compare sui loro volti.
Che cos’è l’ego? L’ego è una gerarchia che si fonda sull’idea: " Nessuno è come me", e che può benissimo alimentarsi con l’umiltà. "Nessuno è come me, sono il più umile di tutti gli uomini."
Una volta, accadde che un fachiro, un mendicante, pregasse in una moschea, la mattina presto, quando era ancora buio. Era una festa religiosa per i mussulmani, e lui pregava dicendo: "Non sono nessuno, sono il più povero dei poveri, il più peccatore tra i peccatori."
All’ improvviso, un’altra persona cominciò a pregare. Era l’imperatore di quel Paese, che non si era accorto che qualcun altro stava pregando -- era ancora buio -- e anche lui cominciò a dire: "Non sono nessuno, non sono niente. Sono semplicemente vuoto, un mendicante che bussa alla tua porta." E quando si accorse che qualcun altro stava dicendo la stessa cosa, sbottò: "Smettila! Chi è che cerca di superarmi? Chi sei? Come osi dire davanti al tuo imperatore che non sei nessuno, mentre anche lui lo sta dicendo?"
Ecco come funziona l’ego. E’ così sottile e astuto, che bisogna stare molto, molto attenti: solo così lo si può vedere.
Non cercare di essere umile, cerca semplicemente di capire che tutta l’infelicità e l’angoscia nascono dall’ego.
Osserva semplicemente! Non c’è bisogno di lasciarlo cadere, non si può. Chi ci riuscirà? A quel punto, colui che lo lascerà cadere, diventerà un nuovo ego, perché l’ego ritorna sempre.
Qualunque cosa tu faccia, limitati a metterti in disparte e osserva, guarda: non fare altro.
Qualunque cosa tu faccia -- umiliarti, renderti modesto e semplice -- niente ti sarà di aiuto. Puoi solo fare una cosa: limitarti a osservare che l’ego è la fonte di ogni miseria. Ma non dirlo, non ripeterlo, osserva. Perché dire che è la fonte di ogni infelicità, e continuare a ripeterlo, non serve a niente. Tu devi arrivare a capirlo. Ogni volta che ti senti infelice, chiudi semplicemente gli occhi: non cercare di scoprirne le cause all’esterno; prova a vedere da dove viene questa disperazione.
E’ il tuo stesso ego.
Se continui a sentire e a capire, se questa comprensione che l’ego ne sia la causa, si radica profondamente in te, un giorno, all’improvviso, ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso. Nessuno lo lascia cadere; nessuno è in grado di lasciarlo cadere. Puoi semplicemente osservare che, a un certo punto, è scomparso, perché la comprensione stessa che sia l’ego a creare ogni sofferenza, lo fa cadere. Questa profonda comprensione, è la caduta stessa dell’ego.
Ma tu sei bravissimo a vedere l’ego degli altri; anche se nessuno, in realtà, è in grado di vedere l’ego di un altro.... quando invece riguarda te, nasce il problema, perché non conosci questa regione, non l’hai mai attraversata.
Il vero sentiero verso il divino, verso l’assoluto, deve passare attraverso la regione dell’ego. Bisogna riconoscere come falso ciò che è falso. Bisogna riconoscere la fonte della nostra sofferenza in quanto tale, e a questo punto l’ego cade da solo, semplicemente.
Quando ti rendi conto che è un veleno, cade da sé. Quando ti rendi conto che è fuoco, cade da sé. Quando ti rendi conto che è l’inferno, cade da sé. Quindi non affermare mai: "Ho lasciato cadere l’ego". Ridi semplicemente di tutto, del fatto che eri tu stesso l’autore di tutta la tua sofferenza.
Stavo guardando dei fumetti di Charlie Brown. In uno di questi, gioca con i cubi, per costruirsi una casa. E’ seduto al centro, e monta le pareti... a un certo punto, si trova chiuso dentro: ha costruito pareti tutt’intorno a sé, e si mette a gridare: "Aiuto! Aiuto!"
E’ stato lui a fare tutto! E ora è chiuso dentro, imprigionato. E’ un atteggiamento infantile, ma è quello che avete fatto tutti voi, finora. Avete costruito una casa tutto intorno a voi, e ora gridate: "Aiuto! Aiuto!" E la sofferenza aumenta a dismisura, perché colui che dovrebbe portarvi aiuto, si trova sulla stessa barca.
Una donna bellissima va dallo psicanalista per la prima seduta, e lui, d’acchito, le chiede: "Per favore si avvicini". E non appena la paziente gli si avvicina, il dottore le salta addosso, stringendosela tra le braccia e baciandola.
La donna rimane esterrefatta. Lo psicanalista continua: "Ora si segga pure. Questo risolve i miei problemi... adesso parliamo dei suoi!"
Il problema diventa complesso, perché chi dovrebbe portare aiuto, si trova sulla stessa barca. Ed è, inoltre, felice di aiutare, perché in questo modo l’ego si sente molto, molto bene: sei di grande aiuto, sei un guru, un maestro, stai aiutando una infinità di persone; e quanto più numerosi sono i tuoi seguaci, tanto meglio ti senti.
Ma tu sei sulla stessa barca: non puoi aiutarli.
Anzi, li danneggerai.
Chi ha ancora i propri problemi, non può essere di grande aiuto. Solo chi non ne ha più, può aiutarti. Solo allora, avrà la chiarezza per vedere attraverso di te: una mente che non ha problemi propri, può vederti: per lei diventi trasparente.
Una mente che non ha problemi, può vedere dentro di sé, ed è per questo che è in grado di vedere attraverso gli altri.
In Occidente, esistono numerose scuole di psicoanalisi, ma non sono di aiuto alle persone, anzi sono piuttosto un danno. E questo perché chi aiuta gli altri, o cerca di aiutarli, o si propone in quanto aiuto, in realtà si trova sulla stessa barca di coloro che vorrebbe salvare.
E’ difficile vedere il proprio ego.
E’ molto facile vedere quello degli altri. Ma non è questo il punto, tu non li puoi aiutare.
Prova a vedere il tuo ego.
Osservalo semplicemente.
E non avere fretta di lasciarlo cadere, osservalo semplicemente. Quanto più lo osservi, tanto più sarai in grado di osservarlo. E un giorno, all’improvviso, ti accorgerai che è semplicemente caduto. E quando cade per conto suo, solo in questo caso cade veramente. Non c’è altro modo. Non puoi farlo cadere prima del tempo.
Cade esattamente come una foglia secca.
L’albero non fa niente: basta un soffio di vento, qualcosa che accade... e la foglia secca semplicemente si stacca. L’albero non si accorge nemmeno che la foglia secca sia caduta. Non fa rumore, non pretende niente, proprio niente.
La foglia secca cade semplicemente, e non fa altro che frantumarsi sul terreno. Proprio così...
Quando, attraverso la comprensione e la consapevolezza, maturerai, e avrai realizzato davvero che l’ego è la causa di tutta la tua sofferenza, un giorno vedrai semplicemente cadere quella foglia secca.
Si poserà a terra, morirà per conto suo, senza che tu abbia fatto nulla, senza la pretesa di essere stato tu a farla cadere. Ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso, e in quel momento emergerà il vero centro.
Questo vero centro è l’anima, il sé, dio, la verità o qualsiasi altro nome gli vogliate dare.
E’ senza nome, per cui gli si può dare qualunque nome.
Puoi dargli tu stesso il nome che preferisci.
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| Gli Occhi Di Una Ragazza.... |
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Gli occhi di una ragazza non sono belli per il loro colore, per la loro grandezza... Sono belli per come brillano mentre il sole colpisce il viso dell'angelo che avete davanti, mentre le vostre mani accarezzano quelle guancie che arrossiscono mentre guardate quei occhi... Mentre accarezzate con le mani quel viso pieno di gioia... Quegli occhi da cucciolo che brillano, vi colpiscono, vi fanno capire tanto... Quegli occhi... Quegli occhi belli, dolci e pieni di gioia rendono una ragazza principessa...
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ANTONIO LA STELLA
Questa poesia è stata scritta da un mio carissimo amico, una persona sensibile come poche oggi ne esistono al mondo e che personalmente mi ritengo fortunata, se non onorata, di aver conosciuto...
COLGO SEMPRE L'OCCASIONE PER MANDARE UN SALUTO A TUTTI I MIEI LETTORI ED UN GRANDISSIMO BACIO!!! 2006/5/11 FAVOLA DELLA LEPRE E DEL CORVO
Un giorno una lepre vede un corvo appollaiato su un ramo e gli chiede: "Ciao corvo, cosa fai?" e il corvo risponde: "Un cazzo". "Ma come - dice la lepre - e non ti annoi ?", "No - risponde il corvo - è molto piacevole e gratificante, dovresti provare anche tu". Così la lepre incuriosita si siede alla base dell'albero ed inizia a non fare un cazzo.
Poco dopo passa una volpe e si mangia la lepre.
MORALE: Per non fare un cazzo devi essere seduto molto in alto. ...meditate !!!
2006/5/10 CLICCATE SUL LINK....SONO DEI PENSIERI MOLTO BELLI...E MI RACCOMANDO: NON VI DIMENTICATE DI COMMENTARE!!!!
2006/5/9 È facile capire come nel mondo esista sempre qualcuno che attende qualcun altro, che ci si trovi in un deserto o in una grande città. E quando questi due esseri s'incontrano e i loro sguardi s'incrociano tutto il passato e tutto il futuro non hanno più alcuna importanza. Esistono solo quel momento e quella straordinaria certezza che tutte le cose, sotto il sole, sono state scritte dalla stessa mano, la mano che risveglia l'Amore e che ha creato un'anima gemella per chiunque lavori, si riposi e cerchi i propri tesori sotto il sole, perché se tutto ciò non esistesse non avrebbero più alcun senso i sogni dell'umanità... 2006/5/8 Di recente ho scoperto una cosa: i veri amici sono quelli che ci stanno accanto quando accadono le cose belle. Essi si schierano dalla nostra parte, gioiscono per le nostre vittorie. I falsi amici sono quelli che compaiono soltanto nei momenti difficili, con una triste espressione di "solidarietà": in realtà, la nostra sofferenza serve a consolarli per le loro vite miserabili.
PAULO COELHO 2006/5/7 Che giornata ieri la mia, CHE GIORNATA!!!! Certo che i matrimoni sn bellissimi, emozionanti e tutto quello che di bello si può dire.....ma sono anche cosi stancanti e pallosi che vorresti solo drogarti...!!
Alle 7:00 di mattina giàdal parrucchiere per dare una ritoccata ai capelli, io ancora morta di sonno con quella che m metteva il phon in faccia; poi subito a casa di fretta e furia per vestirsi e truccarsi...ou cumpà: cn il mio vestito stavo troppo bene: con una scollatura mozzafiato e tacchi altissimi: devo dire che mi piacevo alquanto e non solo a me.....:-)))!!!
Finalmente dopo due ore di messa siamo tornati a casa....ma ancora era solo l'inizio!!CI siamo dovuti sorbire un ora e mezzo di viaggio in macchina per andare a scoppare a Campofelice di Roccella, che un posto più lontano e più sperduto nn si poteva scegliere....cmq il locale era carino, tutto in stile floreale, con la piscina, veramente accogliente: peccato però che fosse sl qst: il cibo in verità faceva un pò schifo....chissa quando li avevano pescati quei pesci, infatti nn vi dico la guerra che cè per ora nel mio stomaco...
Dopo questo pranzo infinito siamo tornati a casa....ALLE 21:00 io ero morta, i miei piedi chiedevano pietà di quanto li aveo gonfi, ma meno male che anche questa è andata "bene" : che ci volete fare: i matrimoni sn sempre così e me ne aspetta un altro il 5 luglio, 6 giorni prima della mia laureaaaaaa: MA CHE VITA!!!
GENTE ORA VI SALUTO CHE VADO A PREPARARE DA MANGIARE...BUONA DOMENICA A TUTTI E SE PASSATE LASCIATE QUALCHE COMMENTO CHE SN SEMPRE GRADITI QUELLI 2006/5/4 PENSIERI NOTTURNI
Triste e solo nella notte sento il vento fresco accarezzarmi la stanca pelle. Lo stringo tra le dita e mi ritrovo il nulla: tutto mi sfugge come la brezza che non so afferrare. Svaniti i sogni, soffocate le speranze, con un fragile frammento di vita fra le mani, piango le mie silenziose lacrime, inutili, assurde ormai, ma irrefrenabili. Siamo come le stelle che nel cielo immenso sembrano vicine, ma sono sole, separate da baratri infiniti in uno spazio sconosciuto, nè mai potranno sfiorarsi o toccarsi perchè così è destino.
2006/5/2 Immagina che esista una banca che ogni mattina accredita la somma di Lit. 86.400 sul tuo conto
Non conserva il tuo saldo giornaliero
Ogni notte cancella qualsiasi quantità del tuo saldo che non sia stata utilizzata durante il giorno. Che faresti?
Ritireresti fino all' ultimo centesimo ogni giorno ovviamente!!!
Ebbene, ognuno di noi possiede un conto in questa banca, il suo nome? IL TEMPO
Ogni notte questa banca ti accredita 86.400 secondi
Ogni notte questa banca cancella e dà come perduta qualsiasi quantità di questo credito che tu non abbia investito in un buon proposito
Questa banca non conserva saldi nè permette trasferimenti
Ogni giorno ti apre un nuovo conto
Ogni notte elimina il saldo del giorno
Se non utilizzi il deposito giornaliero, la perdita è tua
Non si può fare marcia indietro
Non esistono accrediti sul deposito di domani
Devi vivere nel presente con il deposito di oggi
Investi in questo modo per ottenere il meglio nella salute, felicità, successo. L'orologio continua il suo cammino
Per capire il valore di un anno, chiedi ad uno studente che ha perduto un anno di studio
Per capire il valore di un mese, chiedi ad una madre che ha partorito prematuramente
Per capire il valore di una settimana, chiedi all'editore di un settimanale
Per capire il valore di un'ora, chiedi a due innamorati che attendono di incontrarsi
Per capire il valore di un minuto, chiedi a qualcuno che ha appena perso un treno
Per capire il valore di un secondo, chiedi a qualcuno che ha appena evitato un incidente
Per capire il valore di un millesimo di secondo, chiedi ad un atleta che ha vinto la medaglia d'argento alle olimpiadi
DAI VALORE AD OGNI MOMENTO A TUA DISPOSIZIONE
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